3 STORIE PER RIFLETTERE SULLA CORRETTA APPLICAZIONE DEL GDPR

3 STORIE SUL GDPR
Quando il GDPR produce più danni che vantaggi

Vi riportiamo alcuni aneddoti tratti dal Blog del Garante privacy inglese (https://ico.org.uk/), che con una dose di humor tipicamente british, ci fa riflettere sulle difficoltà riscontrate nell’interpretare i principi del GDPR, anche in relazione ad eventi e prassi ricorrenti in prossimità delle festività natalizie.

1. FERMI TUTTI. C’E BISOGNO DEL CONSENSO.

Nella cittadina di Roth (Germania) è tradizione che i bambini portino con sé la letterina di Natale, lasciandola vicino all’albero situato in centro, per l’occasione allestito di luci e addobbi.

Fermi tutti! – si alzò la voce di un funzionario locale – Per esaudire i desideri dei bambini occorre il consenso dei genitori.
Niente più visite alla caserma dei pompieri, o incontri con il sindaco nelle scuole, con il GDPR in vigore è meglio lasciar perdere”.

Dopo qualche giorno, però, grazie alla mobilitazione cittadina, alla consulenza di un bravo legale (e all’uso del buon senso, oserei dire) è stata trovata la soluzione al problema: una firma del genitore accanto a quella del figlio, in calce alla letterina.

La vicenda può far sorridere, ma lascia spazio ad una riflessione: c’è l’idea diffusa che il GDPR sia una norma pensata per limitare il trattamento dei dati personali, provocando persino la scomparsa di usi e costumi tradizionali.

Niente di più falso: il GDPR vuole regolamentare e non vietare – a priori – il trattamento di dati personali; vuole semplificare e non appesantire i processi che utilizzano tali dati.

In alcuni casi, forse, basterebbe non improvvisare.

2. È PROPRIO VERO, NON C’É PIU’ RELIGIONE !

Le parrocchie non possono più richiedere informazioni relative alla salute di fedeli malati o in condizioni disagiate, per rivolgere a loro una preghiera natalizia, in quanto tali dati vanno tenuti riservati e protetti.

Questo è un altro esempio della confusione che ruota attorno al consenso, spesso utilizzato in modo improprio e in contesti nei quali troverebbe applicazione un’altra e più appropriata base giuridica.

Il GDPR vuole dare maggiori diritti e libertà alle persone interessate, di certo non intende erigere nuove barriere tra le piccole comunità.

Se l’attività di trattamento in questione rientra fra quelle che il parrocchiano può ragionevolmente attendersi, ed anzi accogliere con gioia, e se la Chiesa è in grado di giustificare il relativo trattamento di dati sanitari (cfr.: legittimo interesse), allora è improbabile che venga violata la legge privacy.

3. VACANZE DI NATALE 2018

I genitori non possono filmare la recita natalizia dei loro bambini.

Purtroppo, queste dicerie non sono infrequenti.
Citare il GDPR in questi casi è un errore grossolano: le leggi sulla protezione dei dati non si applicano là dove i dati sono trattati per scopi personali o domestici.
Ancora una volta il buon senso dovrebbe venirci in soccorso; più in generale dovremo credere nella bontà di una legge – il GDPR – che oramai è diventata metro di paragone per numerosi ordinamenti extra Ue (che, non a caso, stanno cercando di emularla).

Una buona legge, così tanto osannata, potrebbe mai vietare ad un genitore di filmare suo figlio durante la recita natalizia?

A conclusione di questa veloce attraversata fra racconti stravaganti e vicende surreali post GDPR, non ci resta che augurarvi un felice Natale insieme alle persone a Voi più care.

Ah, tranquilli, non c’è bisogno di alcun consenso per il cenone della vigilia.