CASO HUMAN REVIEW: LE BIG DEL TECH CI ASCOLTANO?

Human Review- privacy a rischio
Anche Facebook ascolta e trascrive le conversazioni dei clienti

Alcune fonti hanno rivelato al sito Bloomberg (che per primo in Aprile parlò della pratica “human review” adottata da Amazon – qui l’articolo) che anche Facebook si starebbe da tempo servendo di centinaia di contractor al fine di riascoltare ed analizzare le conversazioni private tra utenti.

In particolare, il servizio in questione sarebbe quello dei messaggi vocali che, stando alle ricostruzioni, verrebbero quindi riascoltati da soggetti terzi per finalità a questi non note (per un approfondimento cliccare qui).

1. HUMAN REVIEW: COSA AVEVA DICHIARATO MARK ZUCKERBERG.

Sul punto, come sottolinea anche Bloomberg, la società di Mark Zuckerberg, nei mesi scorsi, interrogata dal Congresso degli Stati Uniti aveva fermamente escluso che Facebook potesse servirsi della “human review”, apostrofando tale eventualità come un’ipotesi da cospirazionisti.

Sorprende quindi non poco la notizia che Facebook, in effetti, stava in realtà trascrivendo l’audio degli utenti, anche se, secondo le ricostruzioni, tale attività sarebbe stata sospesa da qualche settimana, come fatto dalle altre big del tech, a seguito del provvedimento emesso dall’Autority di Amburgo contro Google (link).

2. IL CASO FACEBOOK: QUALI DIFFERENZE RISPETTO A GOOGLE ED AMAZON.

E’ però importante rilevare che, tra il caso di Facebook e quelli degli altri colossi coinvolti in questo filone di inchieste, esistono delle importanti differenze.

In primo luogo, mentre Google, Amazon e Apple possono dire di aver intrapreso questa attività al solo fine di migliorare il sistema di AI degli assistenti vocali, Facebook non ha questa (magra) giustificazione.

Lasciando da parte le comunque numerose criticità rilevate anche nei precedenti casi (che qui eviteremo di trattare), è da ritenere che Google e le altre ascoltassero le conversazioni degli utenti per migliorare un servizio da costoro esplicitamente richiesto. L’utente difatti, acquistava uno smart speaker dotato di intelligenza artificale, conscio del fatto che, l’utilizzo del dispositivo comportava in qualche modo l’ascolto di alcune conversazioni. Non che questo giustifichi alcunché, sia chiaro, ma almeno in tali casi, l’utente entro certi limiti (comunque superati dalle big) sapeva di essere ascoltato.

Gli interessati, nel caso di Facebook, non avevano invece la minima percezione che i loro dialoghi potessero essere ascoltati da terzi, per finalità del tutto estranee al funzionamento del servizio di messaggistica.

È questa una aggravante ulteriore rispetto alle posizioni già dubbie dei competitor.

Peraltro, la domanda che molti si faranno è: chi ci assicura che la “human review” si sia limitata a Facebook e non riguardi anche WhatsApp ed Instagram?
Interrogativi legittimi che, molto probabilmente troveranno risposta nei prossimi mesi.

3. INFORMATIVE E CONSENSO POCO TRASPARENTI.

Esiste poi un’altra grande differenza che in questo caso, seppur minimamente, gioca a favore di Facebook.
La società di Zuckerberg, differentemente dalle altre big, pare abbia analizzato le conversazioni dei soli utenti che avevano rilasciato un apposito consenso. Non è circostanza da poco se si pensi che, solo a seguito degli scandali, Amazon (vedi qui) ha rimediato a tale mancanza, peraltro inserendo una possibilità di opt out di dubbia utilità a parere di chi scrive.

Non solo, l’ultima versione dell’informativa sulla protezione dei dati degli utenti, seppur in maniera “sfumata” in effetti menziona il fatto che i sistemi di Facebook potrebbero elaborare il contenuto e le comunicazioni fornite dagli utenti e dagli altri per effettuare analisi di contesto.

Tuttavia, nell’elenco dei soggetti con cui vengono condivise informazioni Facebook non menziona l’esistenza di un team di riascolto ma fa vagamente riferimento a venditori e fornitori di servizi che supportano l’attività al fine dell’analisi sull’utilizzo dei prodotti e servizi.

Sarebbe quindi questo un ulteriore punto critico: le informazioni sarebbero state cedute ad una società terza, che operava materialmente il riascolto, senza che ve ne fosse menzione alcuna nelle informative fornite agli utilizzatori del social network.

La notizia, pubblicata poche settimane fa, è destinata ad avere conseguenze importanti, per ora le autorità europee e americane non hanno preso posizione anche se è legittimo attendersi un intervento in tal senso già nelle prossime settimane.