IN ONDA SENZA CONSENSO: Sì AL RISARCIMENTO PER L’INTERVISTATO

IN ONDA SENZA CONSENSO- Sì AL RISARCIMENTO PER L'INTERVISTATO

1- FATTO

Tizio avanzava richiesta di risarcimento del danno nei confronti dell’emittente televisiva Alfa per la lesione della propria reputazione, aggravata dalla violazione della privacy, del suo diritto all’immagine ed alla propria identità personale. In particolare, l’incolpevole Tizio veniva avvicinato in una discoteca da una ragazza che, complice della produzione televisiva, lo invitava ad appartarsi nella sua autovettura; una volta entrati nel veicolo, l’”intervistatrice” sottoponeva al ragazzo domande attinenti la sfera sessuale, registrando il tutto. Tale intervista veniva poi trasmessa in “prima serata” senza il preventivo consenso di Tizio.

2- COME SI E’ PRONUNCIATA LA CASSAZIONE

Con sentenza nr 16358 del giugno 2018 la Cassazione ha affermato che “l’emittente televisiva deve risarcire il danno per violazione della privacy per il servizio mandato in onda senza il consenso della persona ripresa, della quale vengono diffusi anche dati sensibili”.

In particolare, respingendo il ricorso proposto da una nota emittente televisiva nazionale, la Cassazione condannava quest’ultima al risarcimento dell’intero danno patito dall’intervistato in conseguenza al servizio mandato in onda in prima serata senza suo consenso esplicito.

Pertanto la Suprema Corte riconosceva congrua e legittima la somma di importo pari ad euro 20.000,00 in favore dell’intervistato.

3- ALCUNI IMPORTANTI INSEGNAMENTI

a)- Innanzi tutto viene la Cassazione precisa che, in presenza di un vero e proprio trattamento dei dati sensibili, il consenso non era stato prestato correttamente, insistendo sulla necessità del consenso espresso e consapevole anche in merito ai limiti di tempo, luogo, scopo e forma della pubblicazione, anche alla luce della normativa applicata ratione temporis;

b)- Deve escludersi, in un caso simile, la legittimità di un consenso espresso per “fatti concludenti” o in maniera implicita. A parere dello scrivente, tale precisazione risulta aderente anche al dettato normativo ex art 9 Regolamento UE 2016/679 (GDPR) il quale vieta il trattamento di dati riguardanti la vita sessuale di un individuo, salvo l’ipotesi di un “consenso esplicito al trattamento” da parte dell’interessato “per una o più finalità specifiche”. In ogni caso, il comportamento “ingannevole” da parte della troupe televisiva si pone anche in violazione con i principi contenuti all’art 5 (GDPR);

c)- La decisione in commento richiama un principio già espresso in precedente pronuncia secondo il quale, in tema di lesione dell’interesse al rispetto dei propri dati personali, deve essere riconosciuto il danno consistente nella sofferenza morale patita da un soggetto in seguito alla diffusione senza consenso, nel corso di una trasmissione televisiva, del proprio nominativo, della propria immagine e di dichiarazioni rese in un contesto indotto dalla presenza di un soggetto provocatore, in un contesto totalmente estraneo a quello strettamente personale e professionale (Cass. 13/02/2018, n. 3426).