CI AVRESTI MAI CREDUTO?

Ovvero, il motivo per cui i giuristi si stanno interrogando sui pericoli che derivano dalla app “Immuni”.

E se la App Immuni non dovesse funzionare?

Se sessanta giorni fa vi avessero detto: per colpa di un virus tutto il mondo andrà in lockdown, voi ci avreste creduto?

Probabilmente avreste reagito dicendo “ah ecco, il solito pessimista complottista”

Questo perché tendenzialmente si è più propensi a credere a chi ci dice che le cose non cambieranno, che andrà tutto bene.

Ma sappiamo che non è sempre così.

Se oggi quel qualcuno vi dicesse “attenti, le app usate per combattere il coronavirus, oltre ad essere inutili, sono un primo passo verso il controllo di massa”.

Voi cosa rispondereste?

Pessimista, complottista, robe simili… giusto?

È ormai da settimane che io, insieme a tutto il team di Privacy Network, stiamo cercando di stimolare il dialogo proprio sul tema delle app di tracciamento; ancora oggi però ci troviamo a parlare con persone che rispondono

“ah, però non ti sei mai lamentato dei dati che hai lasciato alla app per sapere che verdura sei”

Non solo, il problema è che anche personaggi come Roberto Burioni, che hanno fatto della lotta agli incompetenti la propria ragione di vita, si permettono di intervenire fornendo pareri su privacy e diritto costituzionale.

Che se fossimo tutti come lui, dovremmo andare sotto il suo profilo Twitter a prenderlo a male parole. Grazie a Dio siamo diversi.

Il punto è che ancora una volta la privacy viene presa sotto gamba.
Banalizzata da persone che non hanno nemmeno letto il GDPR e che nulla sanno di questa normativa nata per proteggere le persone.

Per proteggerle da cosa?

Dagli abusi di chi tratta i dati. Abusi che possono riflettersi su altre libertà, come la libertà di pensiero, la libertà di circolazione, la libertà di avere dei segreti.

Avrete visto tutti Minority Report (altrimenti fatelo adesso), in quel film il protagonista non poteva nascondersi. Non poteva fare nulla senza che lo sapessero le autorità.

Ed è qui, caro lettore, la differenza abissale che c’è tra “che verdura sei” e le app di tracking. Non stiamo fornendo una serie limitata di dati ad una azienda, no, stiamo fornendo tutti i nostri dati di spostamento e dati sanitari al governo e ad una società privata, concedendo loro di tracciarci e di scegliere se farci uscire di casa o meno.

È una grande differenza, non credi?

Il risultato dell’utilizzo di questa app non è “sei una zucchina”, ma è “sappiamo dove sei stato sappiamo chi hai incontrato e cosa hai fatto”.

E se una simile tecnologia finisse nelle mani sbagliate?

A questo punto le persone di solito rispondo, ancora “si vabbeh ma sei pessimista, complottista”. Ad Hong Kong, come tutti sanno (se non lo sapete, è grave), c’è stata una grande rivolta del popolo contro il governo il quale, per sedare le manifestazioni, ha usato i dati FORNITI DAI CITTTADINI IN TEMPI NON SOSPETTI (vedi QUI).

E così, sono state accese le telecamere con riconoscimento facciale, sono state attivate app particolari e in poco tempo sono stati individuati i capi della ribellione e buona notte alla rivolta.

Capite che con simili mezzi è un attimo prendere una strada sbagliata.

Ma allora come combattiamo il virus?

In primis, è fondamentale capire che le app non stanno avendo i risultati sperati (se ne parla anche QUI). A Singapore una app del tutto simile alla nostra, è stata dichiarata un fallimento perché non forniva risultati attendibili.

Perché? Semplice, gli anziani non hanno lo smartphone, i bambini nemmeno e, quelli in età utile (dai 15 ai 70) non la hanno scaricate. Con pochi download la app diventa inutile.

Ed è qui il passaggio diabolico.

Se la app non dovesse funzionare qualcuno sta già pensando di passare ai braccialetti elettronici obbligatori. e magari il passo successivo saranno i chip sotto pelle.

Vogliamo combattere il virus?
Combattiamolo con la scienza medica, non con le app.

La crisi costa decine di miliardi di euro. Non è possibile che la soluzione sia un’app che nemmeno funziona.

E se volessimo davvero combattere il virus con le app, rendiamole davvero efficaci. Ovverosia, rendiamole obbligatorie e prevediamo sin da ora un tempo limite (molto breve) dopo il quale si “auto-distruggano”. In tal senso è senza dubbio condivisibile la scelta del governo di prevedere sin d’oggi un termine ultimo di funzionamento della app “Immuni” (indicato nel 31.12.2020).
Resta però il limite della non obbligatorietà.

Aspetta, può dire il lettore, ma allora sei favorevole o contrario alle app di tracciamento?

Il punto non è essere favorevoli o meno. Il punto è cercare di comprendere quello che ti sta accadendo intorno.

Questo articolo vuole farti riflettere, perchè se è vero che oggi possiamo anche accettare una app di contact tracing, è altrettanto vero che stiamo spostando il confine di ciò che siamo disposti ad ammettere. Se “Immuni” non dovesse funzionare, probabilmente quel confine lo sposteremo ancora, sempre più avanti. Un centimetro alla volta, come diceva Al Pacino in quel film, solo che il centimetro in questo caso è a nostro sfavore. Pensaci. Non dare per scontate le libertà che hai oggi

Forse sto esagerando, ma…

se fra sessanta giorni ti obbligassero a mettere un chip sottopelle, daresti più peso a quello che hai letto oggi?