SMS, MMS E WHATSAPP: QUALE VALORE LEGALE?

SMS, MMS E WHATSAPP: quale valore legale?
Quale è il valore legale dei messaggi via telefono e via whatsapp?

Indubbiamente l’avvento delle nuove piattaforme di comunicazione (come WhatsApp, Telegram, Messanger, Skype o Viber) ha modificato radicalmente il nostro modo di comunicare e scambiarsi informazioni: dalle chiamate “gratuite” ai messaggi vocali, dai gruppi per organizzare la partita di calcetto fino allo scambio di documentazione (spesso anche di estrema importanza) lavorativa.

Ma che valore hanno le dichiarazioni rese? Può essere stipulato un contratto via WhatsApp? Ma soprattutto…è sufficiente esibire ad un giudice uno “screenshot” della conversazione per provare un proprio diritto di credito nei confronti di un debitore?

PIENA PROVA AI SENSI DELL’ART 2712 CC

Anzitutto è bene fin da ora precisare che la produzione in giudizio di screenshot relativi a SMS, MMS, o APP di messaggistica, rappresentano a tutti gli effetti una riproduzione meccanica ai sensi dell’art 2712 cc. Questo significa che, qualora ci si trovi davanti ad un giudice, i messaggi scambiati tra le parti fanno “piena prova dei fatti e delle cose rappresentate”, salvo che colui contro il quale siano prodotti non ne disconosca espressamente il contenuto (ad esempio, viene eccepito che la conversazione non sia mai avvenuta o sia stata modificata).

In caso di disconoscimento, la Corte di Cassazione ha chiarito che rientra certamente nei poteri del Giudice accertare ugualmente la conformità all’originale, anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni (Cass. 26/01/2000 n. 866). Sul punto, il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, con recente pronuncia del 2017, ha puntualizzato che non è sufficiente la produzione della copia della conversazione, ma è necessaria la messa a disposizione del supporto informatico (ossia, il telefono o tablet), per permettere all’eventuale consulente del Giudice di accertare la corrispondenza dei messaggi contenuti nel dispositivo con quelli allegati agli atti.

In alternativa, potrà essere prodotta la copia della conversazione munita di autentica ad opera di un notaio che attesti la conformità all’originale contenuto nel dispositivo.

Se invece ci domandiamo se sia possibile considerare valido l’accordo raggiunto tramite SMS, la risposta non può che essere affermativa. Si badi bene che attualmente alcune applicazioni sono in grado di attestare il momento esatto non solo della ricezione, ma anche della visualizzazione del messaggio (si pensi alle famose “spunte blu” di WhatsApp).

Pertanto massima attenzione a quello che si scrive nei messaggi, in quanto ad esempio affermare di essere debitori di qualcuno equivale a riconoscere espressamente il debito (Tribunale di Ravenna sentenza nr 231/2017), con ogni conseguenza a favore del creditore, così come denigrare il proprio datore di lavoro in una chat rappresenta valido motivo di licenziamento (sul punto, il Tribunale di Milano confermando il licenziamento di un lavoratore: “ha intenzionalmente posto in essere una condotta volta a denigrare il proprio responsabile di lavoro, da lui apostrofato con epiteti palesemente e pacificamente offensivi e denigratori, sicuramente idonei a sminuirne la credibilità e autorevolezza, trattandosi fra l’altro di un gruppo WhatsApp in cui sono esclusivamente presenti dipendenti della resistente e creato in parallelo a quello utilizzato dal datore per comunicare i turni e gli ordini di lavoro“).