COME PROTEGGERE IL SOFTWARE CHE HAI CREATO

Una breve guida alle tutele legali del software: dalla Legge sul diritto d'autore, agli obblighi di riservatezza, fino alle norme in tema di concorrenza sleale.
Una breve guida alle tutele legali del software dalla Legge sul diritto d'autore, agli obblighi di riservatezza fino alle norme in tema di concorrenza sleale.

Nell’immaginario collettivo la parola “software” è associata alle BIG del tech (Microsoft, Apple, Google).

Eppure oggi sono tantissime le imprese attive nel campo dell’ICT (information communication technology), quel settore nel quale operano start-up o altre aziende innovative, talvolta di dimensioni anche piuttosto contenute, ma che sono in grado di progettare e sviluppare software originali, proprio come le più grandi corporation.

Sono contesti in cui la creatività trova la sua massima espressione, in cui si cerca la novità, il next big thing; ma sono anche realtà in cui spesso e – aggiungerei – sorprendentemente, ci si dimentica di proteggere il frutto di quanto si è realizzato con tanto sforzo.

Quando si ha tra le mani un software che offre funzionalità, interazioni o applicazioni innovative si possiede un prodotto che – almeno potenzialmente – può generare grandi profitti. Ma la giusta monetarizzazione passa anche attraverso una corretta tutela.

Si pensi al classico scenario di una piccola start-up che viene contattata da una multinazionale intenzionata ad utilizzare il suo software.
Per la start-up potrebbe rivelarsi l’occasione che cambia  le sorti dell’azienda, oppure potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio qualora affrontasse questo passo, senza aver predisposto le necessarie tutele per salvaguardare il valore del proprio prodotto.

In questo campo, la storia insegna che di fronte ad un grande player e alla prospettiva di cospicui guadagni, è difficile restare lucidi e mantenere la trattativa su un piano egualitario.  Insomma, se il nostro software diventa “veicolo” di business, non ci possiamo affidare all’improvvisazione; dobbiamo sederci al tavolo delle trattative, sapendo cosa vogliamo e quanto vale la nostra opera.
Dobbiamo conoscere gli strumenti che ci permettono di fare la scelta più profittevole per la nostra azienda, attivando le tutele più adeguate a garantire il risultato che vogliamo raggiungere.

1. COME PROTEGGERE LA FORMA DEL SOFTWARE: IL CODICE OGGETTO E IL CODICE SORGENTE

La principale tutela va ricercata nella Legge sul diritto d’autore (L. n. 633/41).
Il Software è infatti qualificato (cfr.: art. 1) come opera dell’ingegno e la Legge si premura di proteggere anche il materiale preparatorio per la sua progettazione. Tradotto: sono protetti il codice sorgente e il codice oggetto, vale a dire gli elementi di base del software, nei quali si annida la creatività del programmatore, che organizza una sequenza originale di istruzioni, utilizzando il linguaggio di programmazione.

Viene quindi protetta la “forma” del software, cioè la combinazione logica della sequenza, ma non il risultato finale. È infatti lecito, da parte di terzi, riprodurre il medesimo risultato, a condizione che esso venga raggiunto mediante una diversa sequenza di istruzioni.

Questo sistema di protezione offre indubbi vantaggi, perchè ottenerlo è piuttosto semplice; non siamo infatti chiamati a provare i requisiti della liceità, novità e applicabilità industriale, tipici dei brevetti.

Dall’altra, però, l’autore del software resta esposto ad un possibile “furto” della sua idea.

La Legge sul diritto d’autore lo difende da eventuali contraffazioni o duplicazioni dell’opera, ma egli si troverrebbe a combatterebbe ad armi nude se qualcuno decidesse un giorno di sfruttare le idee alla base del suo software.

È quindi necessario affiancare ad essa altre tutele, per garantire una protezione più completa.

2. COME PROTEGGERE ANCHE L’IDEA ALLA BASE DEL SOFTWARE.

Vi è quindi la necessità di proteggere anche l’idea innovativa alla base del software, essendo ciò che lo rende appetibile agli occhi di imprese e consumatori.

Tornando all’esempio precedente, il contratto che regolerebbe i rapporti tra la piccola start-up e la multinazione per l’utilizzo del software da parte di quest’ultima dovrebbe assolutamente prevedere un obbligo di segretezza che impedisca la divulgazioni di informazioni.
Va detto, però, che la violazione del vincolo negoziale legittima una parte a chiedere la tutela risarcitoria nei confronti dell’altra, ma non impedisce a terzi di usufruire delle notizie diffuse.
Se dunque un’altra multinazione riuscisse ad entrare in possesso di tali informazioni potrà sfruttarle a proprio vantaggio senza incorrere in violazioni.

Occorre poi tutelarsi su più fronti: la fuga di notizie (o meglio, del Know-How aziendale) può essere causata da altri fattori; il primo da considerare è quello umano. Il collaboratore o il dipendenti c.d. infedele , che ha accesso a progetti e data-base aziendali, si trova in una posizione privilegiata per divulgare a terzi le conoscenze tecniche di cui è proprietaria l’impresa.
Tuttavia l’evento in numerosi casi si verifica in maniera del tutto involontaria, senza malafede; questo accade con più frequenza se i lavoratori non sono stati preventivamente informati del valore di quelle conoscenze, e dei danni che l’azienda potrebbe subire in caso di loro divulgazione.

Sarebbe invece buona prassi sottoporre ad ogni dipendente o collaboratore un accordo di segretezza con cui renderli coscienti fin dall’inizio del valore connesso alle informazioni con cui vengono a contatto ogni giorno nel corso della loro attività.
Spetta poi all’impresa decidere quanto debba essere vincolante questo accordo, ad esempio prevedendo o meno una penale in caso di sua violazione.

3. L’AZIONE CIVILE IN CASO DI CONCORRENZA SLEALE.

Infine, potrebbero venire in soccorso le disposizioni del codice civile inerenti il tema della concorrenza sleale; il riferimento è in particolare all’art. 2957 c.c., che disciplina tre diverse condotte, fra cui una di esse trova spesso applicazione in ambito di tutela dei software.
La condotta in questione definisce come concorrenza sleale “l’imitazione servile” dei prodotti di un concorrente.
E, notoriamente, il software si presta a questa tipologia di violazione, che molto spesso è integrata mediante la riproduzione di aspetti “visibili” dell’opera, come ad esempio l’interfaccia dell’utente.

Al riguardo, è interessante una pronuncia ormai datata del Tribunale di Roma – ma che continua a fare giurisprudenza – secondo cui è solidalmente responsabile dell’illecito concorrenziale anche l’ex dipendente dell’imprenditore danneggiato che abbia passato all’imprenditore slealmente concorrente informazioni riservate (Trib. Roma Sez. II, 06/08/2001 ).

Non si deve però dimenticare che il raggio di applicabilità di queste norme è limitato all’ipotesi in cui l’autore dell’imitazione servile sia un imprenditore e, nel contempo, concorrente. Pertanto, se a riprodurre il software è una persona fisica (come talvolta accade) dovremmo aggrapparci ad altri appigli legislativi.

Questo, dunque, il quadro complessivo delle più importanti tutele volte a salvaguardare l’autore del software e l’originalità della sua opera.
L’ampio ventaglio dei possibili scenari di business che un software innovativo può offrire a chi ne è l’deatore (insieme agli illeciti che può generere come “movente”), dovrebbero far riflettere le imprese – di qualsiasi dimensione – convincendole a proteggere nel modo più completo un’opera che spesso è fonte di generosi profitti.