GIURISTI E INFORMATICI, ORA DOVETE PARLARVI!

Giuristi e informatici ora dovete parlarvi
Giuristi e informatici dovranno sedersi attorno allo stesso tavolo per affrontare le nuove sfide in tema di protezione dei dati personali.

Non che sia una novità, né un mistero, anzi; giuristi e informatici faticano a capirsi.

A dividere i due fronti c’è prima di tutto una barriera, quella del linguaggio.
I
giuristi sono orientati alla retorica, spesso si servono di un lessico eccessivamente ricercato e ridondante.
Per Gianrico Carofiglio – illustre magistrato, politico e scrittore – la lingua del giurista si spiega con la sua stessa vanità.
L’informatico, invece, “mastica” algoritmi o comunque è più affine ai numeri che alle parole. L’elemento narrativo quasi scompare; rimane quello argomentativo, che conduce alla soluzione del problema. Il suo linguaggio privilegia – e quasi ostenta – una logica “asettica”, coincisa.
Entrambi sono gelosi custodi del loro gergo, e di rado si pongono il problema di comunicare in modo comprensibile a chi non possiede il loro sapere specialistico.

1. …QUALCOSA STA CAMBIANDO.

Questo scenario è destinato a cambiare e in certi casi è già cambiato, perlomeno nei settori professionali e imprenditoriali più sensibili alle novità del GDPR.

Per dirla in breve: giuristi e informatici si sono realmente seduti attorno allo stesso tavolo. 

L’occasione è quella di provare insieme a risolvere le nuove sfide in tema di trattamento dei dati personali.

E’ probabile che al primo incontro non si siano piaciuti, che l’aria si sia fatta tesa con una buona dose di scetticismo ad aleggiare fra gli opposti schieramenti.
Qualche giurista avrà forse commentato con dileggio il consulente informatico alle prese con l’interpretazione di un comma del regolamento, e magari il legale di turno sarà stato oggetto di scherno al momento di evocare la cifratura del back-up, quale mantra per evitare un futuro data breach.

Eppure la strada è tracciata: le due “formazioni” hanno iniziato a lavorare insieme e – udite udite – a ricercare un linguaggio comune che consenta loro di comunicare e condividere informazioni e competenze.
Si è compreso che è troppo importante dialogare fra le parti per assicurare una tutela efficace del dato personale, il nuovo bene che il GDPR ha avuto il merito di portare all’attenzione di tutti e che ora necessita di essere presidiato da entrambe le categorie di professionisti.

2. IL DATO PERSONALE, UN BENE DA PROTEGGERE INSIEME.

Il giurista sta imparando che, nell’odierno processo di digitalizzazione, il dato personale “circola” quasi sempre all’interno di infrastrutture IT, per cui è indispensabile comunicare con chi conosce e studia le tecnologia impiegate per alimentarle.
L’informatico, da parte sua, sta acquisendo una nuova consapevolezza: che un dato, se riconducibile ad una persona fisica, va trattato con particolare cura, perché in tal caso entrano in gioco diritti e libertà individuali e occorre affidarsi a chi ha maturato una certa sensibilità sul tema, per valutare i rischi connessi al loro trattamento.

Per tutte queste ragioni, tentare di assolvere agli adempimenti del regolamento europeo da una sola delle due prospettive – che sia quella legale o informatica – significa tradirne lo spirito di innovazione.

E’ sufficiente passare in rassegna l’art. 5 del GDPR, per accorgersi che il legislatore europeo raccomanda una protezione globale e integrata del dato personale.

Dapprima, vengono richiamati principi tipicamente giuridici: la lett. a) prescrive che i dati personali siano trattati in modo lecito, corretto e trasparente; ad essa fa da contrappunto la lett. f), che si concentra invece sul tema della sicurezza dei dati personali, perché vengano adottate misure tecniche e organizzative adeguate, al fine di preservare la loro integrità e riservatezza.

Proprio questa alternanza fra principi giuridici e misure tecniche organizzative è il filo rosso che collega logicamente le norme del regolamento e su cui si regge il concetto stesso di protezione dei dati personali, intesa come valutazione e gestione dei rischi connessi al trattamento dei dati personali.

Chissà che questa nuova collaborazione “forzosa” non dia luogo a risvolti inattesi, proprio in termini di linguaggio e comunicazione fra le parti.
Magari il giurista, spinto dalla necessità di farsi capire, potrebbe decidere di abbandonare qualche latinismo di troppo ed esimersi da frasi pompose o dalla costruzione involuta, affidandosi ad un linguaggio semplice e chiaro, senza asperità.
A quel punto, l’informatico si sentirebbe in dovere di evitare l’uso di acronimi o di espressioni in lingua straniera, fornendo all’altra parte qualche spiegazione in più su come opera quel dato algoritmo o software in cloud.

E’ una rivoluzione silente che sta costringendo i suoi protagonisti a varcare i confini dei rispettivi saperi scientifici e umanistici, attraverso un linguaggio nuovo e “ibrido”, dando luogo ad una proficua collaborazione in tema di protezione dei dati personali.

A bene vedere, un ulteriore effetto del GDPR che si ripercuote positivamente sui processi produttivi di un’azienda: i dipartimenti legali e IT sono oramai pronti a comunicare fra loro e ad eliminare i muri di una separazione a tenuta stagna, tanto tradizionale quanto anacronistica.

“Nessun mondo nuovo, senza un nuovo linguaggio”
Ingeborg Bachmann