PRIVACY E INTERESSE LEGITTIMO: QUANDO E COME APPLICARLO

legittimo interesse e privacy
Legittimo interesse: le premesse per un corretto utilizzo.

Interesse legittimo …. maneggiare con cura.

Si potrebbe esordire così, con una battuta, volendo porre l’accento sui pericoli connessi ad un utilizzo improprio del legittimo interesse, intesa quale base giuridica del trattamento dei dati personali (leggi qui, per la definizione di base giuridica).

Il pericolo è concreto, perché il legittimo interesse, data la sua flessibilità, si presta ad essere invocato in un’ampia serie di attività di trattamento.

Questa sua peculiarità rappresenta un’arma a doppio taglio per gli addetti ai lavori, i quali sono spesso indotti ad applicarla come una base giuridica “di chiusura”, cioè in tutti quei casi in cui non si ritiene applicabile nessuna delle altre basi giuridiche.



Una tale convinzione, tutt’altro che infrequente, apre la strada ad una prassi fuorviante, perché conferisce al legittimo interesse una portata applicativa più estesa rispetto a tutte le altre basi giuridiche.
Il che si pone in contrasto con i principi espressi dal GDPR: il testo del regolamento, infatti, non opera alcuna distinzione fra le 6 basi giuridiche, né suggerisce una gerarchia fra di loro; a
nzi, le pone tutte sullo stesso piano, fornendo un semplice elenco, senza privilegi di alcun tipo.

L’INTERESSE LEGITTIMO E IL PERICOLO DI UNA SUA APPLICAZIONE INCONTROLLATA.

Ciò significa che anche il legittimo interesse, come tutti gli altri criteri di liceità del trattamento, ha un suo campo di pertinenza specifico, un proprio ambito di applicazione speciale e non generale. 

Quest’ultimo aspetto è dirimente: pensare al legittimo interesse come ad una sorta di “scialuppa di salvataggio” da utilizzare in caso di emergenza, ovverosia quando non è chiaro il fondamento giuridico del nostro trattamento, non rispetterebbe la scelta del legislatore europeo; stesso discorso, se riteniamo che il legittimo interesse possa colmare gli spazi vuoti non occupati da dalle altre basi giuridiche, per legittimare tutti i trattamenti che restano, per così dire, scoperti.

Tesi come queste vanno respinte con forza, originando dalla errata percezione che l’interesse legittimo sia meno vincolante rispetto a tutte le altre basi giuridiche.

Questa percezione, ad onor del vero, è diffusa per una ragione: a differenza delle altre basi giuridiche, l’interesse legittimo non è collegata ad una finalità di trattamento già definita a priori dal GDPR ed è proprio questo il motivo per cui vi è il pericolo concreto di una sua applicazione generale e “allargata”.

L’INTERESSE LEGITTIMO: PERCHE’ E’ COSI’ DIFFICILE INDIVIDUARLO.

Poniamo il classico esempio di un datore di lavoro (titolare) che tratta i dati dei propri dipendenti (interessati) per adempiere ad obblighi fiscali.
Come noto, il GDPR considera l’obbligo di legge una base giuridica.
Perciò, se il titolare tratta i dati per rispettare un precetto di carattere fiscale, la sua attività di trattamento è certamente lecita.
In tal caso, si potrebbe dire che il titolare persegue un interesse: quello di rispettare un precetto normativo, onde evitare possibili sanzioni.
Quindi, un volta individuata la norma che impone al titolare una certa condotta, viene da sè che la stessa norma costituisca la base giuridica di ogni trattamento dei dati conseguente a quella condotta.
In altri termini, sarà lecito qualsiasi trattamento dei dati necessario per assolvere all’obbligo di legge.
Vi è quindi una norma, che stabilisce i termini di un adempimento fiscale, e questa norma inevitabilmente indica o, quantomeno, suggerisce anche il tipo di trattamento dei dati che dovrà essere effettuato per ottemperare a quel tipo di adempimento.
Per cui potremo dire che la strada è tracciata.

Mentre nei casi in cui il titolare intenda procedere ad un trattamente ritenendo di avere un interesse legittimo, a prescindere dalla sussistenza di un obbligo di legge, non vi sarà alcuna norma a “guidare” quel trattamento o perlomeno a condizionarne mezzi e modalità.
Sarà, invece, compito del titolare valutare l’effettiva sussistenza dell’interesse invocato, attraverso un test comparativo che prenda in esame tutti gli interessi in gioco. Questo esempio può valere anche per tutte le altre basi giuridiche diverse dall’interesse legittimo (consenso, contratto, interesse pubblico o esercizio di pubblici poteri e interesse vitale)

Se all’esito il bilanciamento dovesse pendere a favore dell’interessato e dei suoi diritti, allora il titolare non potrà procedere con il relativo trattamento.
Proprio di questo test di bilanciamento parleremo nel prossimo contributo, prendendo spunto da alcuni scenari pratici che ci aiuteranno a comprendere meglio l’utilizzo dell’interesse legittimo, avendo bene in mente le premesse che sono state approfondite in questa sede.