APPLE E PRIVACY: UN DIFFICILE INIZIO ANNO

Il 2020 è iniziato da poco ma ha già evidenziato alcune incoerenze nell’approccio privacy di Apple nei confronti dei propri clienti. Vediamo perché

Apple e Privacy un anno difficile

1. IL PRECEDENTE DEL 2016

E’ nota (tanto da avere una pagina Wikipedia dedicata) la vicenda di qualche anno fa in cui il Federal Bureau of Investigation (FBI), dopo aver trovato l’IPhone di un presunto terrorista e dopo aver cercato invano di accedervi, si è rivolto ad Apple chiedendo di poter “aprire” il melafonino.

Per immedesimarvi nella situazione dovete immaginare la scena, magari traendo spunto dagli action movie americani: una mattina, arrivano al cancello di Apple, circa 3 suv total black (ovviamente sgommando), magari anche un elicottero. Si fermano, scendono sei tizi vestiti in giacca e cravatta con occhiali scuri stile Man In Black. Corrono verso la porta di ingresso con in mano una valigetta e, una volta entrati, chiedono di essere ricevuti dal responsabile di una delle società più importanti del mondo, per un motivo top secret. Lui accetta di incontrarli e, una volta seduti al tavolo, gli chiedono: “ci puoi sbloccare il telefono?”.

Ora, per Tim Cook Chief Executive Officer di Apple si aprono due alternative:

  1. vedo se riesco ad aiutare l’FBI e cerco di sbloccare il telefono. Con la conseguenza che, esattamente come nei film, aiuto a catturare il cattivo di turno ma il mondo non ne saprà nulla; OPPURE…
  2. mi rifiuto di sbloccare l’I Phone con la conseguenza che tutti i giornali del mondo parleranno del fatto che nemmeno l’FBI (che nell’immaginario riuscirebbe anche a sconfiggere gli Alieni) è riuscita a sbloccare un IPhone e che Apple, pur di proteggere la privacy dei propri utenti, non ha avuto paura di inimicarsi il governo USA.

Ovviamente, Apple all’epoca scelse la seconda opzione e la notizia fece il giro del mondo. Tanto che, ancora oggi, I Phone è considerato il telefono più difficile da violare.

Il comunicato di Apple pubblicato sul sito web ufficiale dopo la decisione di opporsi alla richiesta dell’FBI.

2. FBI HA ANCORA BISOGNO DI APPLE

Ebbene, proprio nei primi giorni di gennaio 2020, a distanza di anni, quei famosi signori vestiti di nero si sono ripresentati alla sede Apple, domandando ancora una volta di sbloccare il telefono (LINK).

Per la casa della Mela si sarà trattato di un’occasione fantastica… insomma, in un momento storico in cui tutti fanno a gara per dimostrare di essere i più sicuri, l’FBI si presenta per l’ennesima volta da Apple con una richiesta simile, decretando senza ombra di dubbio che I Phone è il device più sicuro del mondo, impossibile da violare anche dall’ FBI. Vista la risonanza che ebbe la prima vicenda, Apple ha deciso di rifiutarsi ancora una volta di aiutare il governo americano, con la conseguenza che, anche in questa occasione, avendo la notizia fatto il giro del mondo, la mossa è risultata un’astuta scelta di marketing a costo zero.

3. IL CONSUMER ELECTRONIC SHOW (CES) 2020 DI APPLE

I Phone è quindi lo smartphone più sicuro di tutti. E’ probabilmente questo il succo dell’intervento di Apple al CES 2020, la più grande fiera al mondo sull’industria tech (LINK).

In questa occasione difatti Jane Horvath, senior director di Apple per la privacy ha affermato:

“Dobbiamo assicurarci che se perdete il vostro dispositivo, non perderete anche i vostri dati sensibili.”

Per questo motivo, l’impegno di Apple da adesso in poi sarà

  • ridurre al minimo la quantità di informazioni personali che raccoglie ogni IPhone, cercando di dissociare tali dati dall’identità di una persona;
  • creare servizi che richiedano dati personali minimi durante l’utilizzo di Intelligenza Artificale sul dispositivo per personalizzare le esperienze degli utenti, ad esempio utilizzando la Privacy differenziale;
  • offrire iCloud come spazio sicuro in cui i clienti possano archiviare documenti, immagini e altre informazioni.
Sorprendendo gli addetti ai lavori, Apple si è presentata al CES 2020.

L’importanza di un simile intervento, in occasione della maggiore fiera mondiale sulla tecnologia è evidente. Apple ha capito la sensibilità alla privacy che si sta facendo strada nelle persone ed ha quindi deciso di cavalcare l’onda, facendo della data protection il suo cavallo di battaglia.
Ancora una volta, nel giro di pochi giorni (dopo la notizia del rifiuto all’FBI) le scelte di Apple sono state vincenti e la pubblicità fatta da tutti i giornali del mondo ha decretato un successo che nemmeno anni ed anni di advertising di ogni genere avrebbero portato.

4. PREDICARE BENE E…

Purtroppo, come per primo ha fatto notare il The Telegraph (LINK), alla conferenza del CES è stato detto anche dell’altro. In particolare, come evidenziato correttamente dalla testata britannica, il responsabile privacy di Apple alla conferenza di Las Vegas ha affermato anche che Apple analizza le foto dei propri utenti per individuare denunciare abusi sui minori.

“Apple is dedicated to protecting children […] Apple uses image matching technology to help find and report child exploitation.”

Ad ogni modo è evidente che il mezzo utilizzato non giusitifchi per nulla le modalità l’ingerenza di Apple nella vita dei suoi utenti. Del resto, come sottolineato anche da Privacy Network (LINK):

  • ricercare in modo continuo e su larga scala prove di un reato ipotetico, senza alcun fondato motivo, è una palese e ingiustificata restrizione della libertà personale e della privacy;
  • l’image matching è fallace e incline a errori, e non può interpretare il contesto concreto.
Il post di Privacy Network che denuncia le recenti contraddizioni di Apple.

E’ chiaro che tutti sono a favore della tutela dei minori, ma esistono modi meno invasivi che eviterebbero ad Apple di intromettersi nella vita di ogni utente per guardarne le foto ed i momenti più intimi.

Del resto, per quanto riguarda l’Italia, anche solo per l’acquisizione di immagini è necessaria un’autorizzazione del Giudice.

Apple non è la polizia. Il suo compito non è portare giustizia o fare indagini.

Pertanto dovrebbe evitare di violare la privacy dei propri utenti, salvo il caso di richiesta da parte delle autorità.

E qui il cerchio si chiude.
Viene spontaneo difatti chiedersi:

“perché Apple si è rifiutata di sbloccare il telefono di un solo terrorista, su istanza delle autorità, per poi decidere -SENZA AUTORIZZAZIONE della PA- di scansionare le foto dei propri utenti di tutto il mondo in cerca di prove di reato?”.

Due condotte nettamente agli antipodi giustificabili in un solo modo a parere di chi scrive: scelte di marketing.

Funzionerà alla lunga questo approccio?