BITCOIN: 7 PRINCIPI PER SPIEGARE IL PRIMO MODELLO BLOCKCHAIN

BITCOIN IL PRIMO MODELLO BLOCKCHAIN
7 elementi essenziali per capire la Blockchain

Una premessa: per comprendere la tecnologia Blockchain si deve partire dal sistema Bitcoin, la famosa moneta virtuale di cui tutti avrete sentito parlare almeno una volta.

Vi chiederete: non si tratta di due applicazioni tecnologiche diverse?
La domanda è legittima: in molti casi la narrazione dei media e della stampa allude ai modelli Blockchain e Bitcoin come a due realtà tecnologiche distinte.

Così non è: Bitcoin costituisce, infatti, il modello della blockchain di prima generazione.
Più specificatamente, con il modello Bitcoin nasce il concetto stesso di Blockchain, intesa come organizzazione interamente decentralizzata.

Questo concetto, applicato al modello Bitcoin, consente alle parti di trasferire valore (da qui, la creazione di una moneta), senza la necessità dell’intermediazione di istituti bancari e finanziari (da qui, invece, i teoremi filosofici e sociali che si legano a questo sistema).

Ora che abbiamo fatto luce sul rapporto sotteso tra Blockchain e Bitcon, passiamo ad analizzare le principali caratterische di questo nuovo paradigma tecnologico.

1. LA DECENTRALIZZAZIONE.

Lo abbiamo già accennato sopra; il perno di questo nuovo ecosistema risiede nella creazione di una organizzazione decentralizzata. Non esiste un ente centrale deputato al controllo di tutte le operazioni.

Significa che non è previsto alcun controllo?

Al contrario, esiste un sistema di controlo che permea l’intero modello, perchè il ruolo dell’ente centrale è sostituito dalla interazione dei cc.dd. nodi.

Quest’ultimi sono la materia prima della tecnologia Blockchain, che è costituita proprio da una serie di “nodi”, che interagiscono fra loro, per raggiungere il consenso su una determinata operazione.

Nodi, consenso, interazione e decentralizzazione: sono concetti ostici per chi si avvicina per la prima volta a questa materia.
Il rischio è quello di “fagocitare” troppe nozioni tutte in una volta, confondendo il lettore o lo studioso che deve invece partire dalle basi.
Per cui, senza approfondire oltre modo questi temi così complessi, basti qui sapere che un’operazione (come il trasferimento di Bitcoin da un “soggetto x” ad un “soggetto y”) avviene mediante l’interazione di tutti i nodi (nessuno escluso), i quali collaborano per raggiungere un consenso; vale a dire, che verificano alcuni parametri (es: “il soggetto x” ha sufficiente disponibilità di Bitcoin per trasferire il valore concordato al “soggetto y”) all’esito del quale autorizzano l’operazione in questione.

2. LA DISINTERMEDIAZIONE.

Il concetto si collega inevitabilmente a quello precedente.
Partiamo da una circostanza nota legata alla nostra quotidianità: il pagamento con carta di credito.
In questi casi, il sistema che permette questo tipo di pagamenti si avvale dell’intermediazione di un’istituto finanziario (c.d. clearing house), che agevola la definizione della transazione.
Immaginate lo stesso sistema senza intermediari; la transazione, in tal caso, riguarderà esclusivamente il mittente e il ricevente, i quali otterranno il consenso attraverso la rete di nodi.

E così si arriva al prossimo punto.

3. I NODI.

Ora vi starete chiedendo: se elimino l’ente centrale – che funge da intermediario – chi detiene il registro delle transazioni eseguite?

La risposta, ancora una volta, è: tutti i nodi!

Questo è un concetto da ribadire fino alla noia: l’ente centrale è sostituito dai nodi, perchè ognuno di loro conserva un registro di tutte le transazioni; e, circostanza ancora più importante, questo registro è condiviso e univoco.

Ciò significa che il “nodo x” ha lo stesso registro che possiede il “nodo y” o il “nodo z” e così via; ogni nodo ne conserva una replica, e in questo modo sono in grado di condividere fra di essi la stessa “versione dei fatti” (es: quali e quante transazioni sono state eseguite, in che successione, per quale valore ecc…).

Semplificando ulteriormente, potremo dire che si può fare a meno di un istituto superiore e centrale demandato al controllo e al registro delle transazioni, quando lo stesso compito viene eseguito da tutto il sistema; anzi, questo paradigma offre – sulla carta – maggiori garanzie sul fronte della sicurezza e della affidabilità (d’altronde, il controllo è multiplo e non viene affidato ad un solo soggetto).

4. I MINATORI.

Il nome Blockchain si può tradurre in “catena di blocchi”.
Il blocco potremo associarla ad una scatola che al suo interno contiene informazioni relative ad una serie di transazioni.
Se volessimo richiamare l’esempio classico del “mittente X” che trasferisce bitcoin al “ricevente Y”, allora questa transazione verrebbe inclusa in un blocco che aggiorna il registro generale Blockchain, aggiungendosi alla catena.
In questo modo il registro si aggiorna con l’ultima transazione.

E in tutto questo, i minatori che ruolo hanno?

I minatori sono dei nodi impegnati in un’attività specifica (definita mining), che ha lo scopo di produrre nuovi blocchi con i quali verrà aggiornato il registro.

Essi svolgono tale compito dietro remunerazione, trattandosi di un’attività complessa e dispendiosa (è richiesta un’elevata potenza di calcolo); ricevono quindi un premio in relazione ad ogni nuovo blocco da loro individuato all’interno della catena (il valore odierno è di 12,5 bitcoin, ma è destinato a scendere).

5. IL WALLET.

È un altro tassello dell’ecosistema Bitcoin; uno dei più semplici da comprendere, perchè facilmente associabile ad un oggetto che utilizziamo quotidianamente, ovverosia il portafoglio.

Grazie al “wallet” si possono gestire i Bitcoin, a loro volta associati ad un indirizzo (adress), che è analogo ad un qualsiasi numero di conto corrente bancario.

Ricapitolando: chi è in possesso di un portafoglio gestisce uno o più indirizzi, alla pari di chi gestisce più conti correnti in Banche diverse, e ad ogni indirizzo corrispondono determinati Bitcoin.
Chiarito ciò, si  pone ora un problema di protezione della moneta virtuale; non a caso, nella vita di tutti i giorni affidiamo i nostri risparmi ad un soggetto terzo (la banca), confidando anche nella sua politica di sicurezza e riservatezza.
Nel caso del modello Bitcoin (che dovete sempre intendere nell’accezione iniziale, quale Blockchain di prima generazione), questa funzione (e, per la verità, tante altre) sono demandate ad una disciplina molto antica, la crittografia.

6. LA CRITTOGRAFIA.

Questo punto meriterebbe una trattazione a parte, perchè la crittografia è il cuore pulsante di questo sistema.
Tuttavia, proviamo a semplificare il concetto, senza intaccarne l’essenza.
Ebbene, gli indirizzi di cui abbiamo fatto menzione sopra sono protetti da chiavi crittografiche.

Le chiavi in questione servono per cifrare i dati e le informazioni registrate; viene così creata una sequenza di lettere e numeri incomprensibili. A quel punto occorre sempre un’altra chiave per decifrare quella stessa sequenza, cioè per renderla nuovamente comprensibile.

In Bitcoin, si parla di crittografia asimmetrica, nel senso che sono utilizzate due chiavi diverse, una pubblica e una privata.
Ciò significa che se un’informazione viene cifrata con una chiave, essa potrà essere decifrata solo con l’altra chiave, e viceversa.

Nel nostro caso, quindi, esiste una chiave pubblica che rende noto l’indirizzo (cioè lo rende disponibile pubblicamente a tutto l’ecosistema) ed un’altra invece privata che rappresenta l’identità di chi possiede quell’indirizzo, potendo anche disporre dei Bitcoin ad esso associati.
Questa informazione, dunque, resta riservata.
Le chiavi crittografiche hanno quindi una duplice funzione: quella di identificare l’utente dell’indirizzo e i bitcoin che sono ad esso associati, nonchè quella di autorizzare le transazioni fra gli utenti.
Da qui in poi si dovrebbero approfondire altre funzionalità della crittografia (tra queste il c.d. hashing dei dati e la firma digitale), le quali però involgono questioni piuttosto complesse, che esulano dallo scopo di questo breve articolo.
Resta, tuttavia, un ultimo elemento da analizzare; nello specifico, l’algoritmo del consenso, denominato “proof of work”.

7. IL PROOF OF WORK.

Questo algoritmo permette a tutti i nodi di raggiungere un accordo su una transazione; quando ciò accade la transazione entra a far parte del registro Blockchain e non potrà più essere modificata o cancellata.

La Blockchain costituisce, infatti, un Database immutabile, i cui dati possono essere solo aggiunti e mai modificati o cancellati; il che consente di avere uno storico di tutte le modifiche intercorse nel tempo.
Questa peculiarità apre a scenari applicativi molto interessanti (pensate alla possibilità di tracciare in modo certo la provenienza di un prodotto alimentare, registrando ogni passaggio lungo la filiera, dalla produzione al consumatore).
Si diceva, quindi, che il Proof of work è quell’algoritmo che conduce i nodi ad un accordo, vale a dire che definisce una stessa “versione dei fatti”; tutti, ad esempio, sono concordi che in quella data transazione il “mittente x” ha una disponibilità sufficiente di Bitcoin per trasferire un “valore y” al “ricevente z”.

Il concetto di questo algoritmo appare “sfuggente”, come lo è l’intero paradigma Blockchain.
È una sensazione che ci accomuna, essendo di fronte ad una nuova istituzione tecnologica che cambierà radicalmente il modo in cui scambieremo “valore”.
Una tale rivoluzione va assimilita, perchè impegna la nostra mente ad un cambio di prospettiva.
Le difficoltà in questo senso sono amplificate dal fatto che le applicazioni pratiche della Blockchain, ad oggi, sono agli albori, e la gran parte dei cittadini non ha l’opportunità di confrontarsi quotidianamente con questa nuova realtà.

Vorrei però lasciarvi con una frase di John Sculley, noto ai più per essere stato presidente di Pepsi Cola e amministratore delegato di Apple, il quale una volta ha detto che la tecnologia dovrebbe essere o bella o invisibile.
Pensiamo ad internet; ora tutti siamo connessi, eppure sono pochissimi coloro che saprebbero spiegare come funzione la rete.

In questo momento, la Blockchain non è bella e non è invisibile, ma quando ciò accadrà avrà inizio una nuova era tecnologica.