BLOCKCHAIN, SI PUÒ AVERE FIDUCIA IN UN SISTEMA SENZA POTERI CENTRALI?

blockchain, una questione di fiducia

Nel primo articolo dedicato alla tecnologia Blockchain (leggi qui), si è più volte ribadito un concetto chiave: la Blockchain è un sistema di archiviazione decentralizzato, in quanto le informazioni in essa contenute sono gestite da tutti gli utenti, nel senso che ognuno di essi ha il potere di controllare la legittimità del loro contenuto.Non vi è più un’autorità centrale a cui è riservato il compito di verificare la correttezza delle informazioni prima che le stesse vengano registrate nel sistema Blockchain, in ragione del fatto che tale compito è demandato ad ogni singolo utente.

Ciò che però si è voluto solo accennare in quell’articolo, per non “appesantirne” il contenuto a carattere introduttivo, è che una struttura così decentralizzata presuppone un solido legame di fiducia tra l’utente e la struttura medesima.
Cioè l’utente deve avere fiducia nelle regole che governano il sistema Blockchain.

SI PUO’ AVERE FIDUCIA IN UN SISTEMA DECENTRALIZZATO?

Prima di affrontare il tema connesso a questo “vincolo fiduciario”, va fatta una premessa: molti degli operatori che si avvicinano per la prima volta alla tecnologia Blockchain si focalizzano sul concetto di re-distribuzione del potere di controllo in capo a tutti i partecipanti della rete.
Non si spiegano come una tale struttura possa sostenersi e addirittura sopravvivere senza l’esistenza di persone o istituzioni aventi un potere di controllo centrale, idoneo a salvaguardarne l’integrità e l’affidabilità, in grado di attuare politiche di vigilanza sulle operazioni effettuate all’interno della rete Blockchain (le c.d. transazioni, leggi sempre qui un esempio pratico).
Del resto, ancora oggi il modello di struttura organizzativo più tradizionale prevede, anche a livello aziendale, un organo o un soggetto posto al “vertice” gerarchico, la cui credibilità è in gran parte dipesa dalla fiducia che gli altri membri ripongono su di esso; una fiducia che si alimenta mediante l’adozione di efficaci misure di controllo.

ESEMPIO. Si pensi al caso di una compravendita: Tizio cede l’immobile Alfa all’acquirente Caio, dopo aver concordato il prezzo di vendita, pari ad € 300,000.
Occorre quindi procedere al trasferimento di un valore (espresso in Euro) in cambio del bene immobile ceduto; detta operazione viene affidata alle Banche dei contraenti, le quali si assicurano che quel “valore” sia trasferito dal conto corrente dell’acquirente Caio a quello del venditore Alfa, con una serie di passaggi più o meno complessi in funzione del tipo di pagamento richiesto (bonifico, assegno bancario, cambiale ecc…).

La Banca rappresenta dunque quell’autorità centrale su cui riponiamo fiducia per il buon esito del pagamento, confidando sul fatto che, nel corso dell’operazione, vengano effettuati tutti i controlli del caso.

D’altronde, è nell’interesse stesso della banca dotarsi di valide procedure di controllo, dal momento che la natura stessa della sua attività presuppone necessariamente il mantenimento di un clima di totale fiducia nei suoi riguardi circa le procedure di vigilanza da essa predisposte (le cc.dd. procedure di “due diligence”).

Quindi le persone comprano e vendono anche senza essersi incontrate prima, in assenza di fiducia reciproca, perché la loro fiducia è riposta nell’autorità centrale che fa i dovuti controlli.

La Blockchain invece si fonda su un paradigma del tutto opposto, che prescinde dalla necessità di avere un controllo centralizzato, dal momento che tutti i partecipanti della rete Blockchain possono verificare ogni nuova transazione, prima che la stessa entri a far parte della “catena di blocchi”.
Ricorrendo all’esempio precedente, la stessa “transazione” di compravendita effettuata all’interno della rete Blockchain verrebbe approvata da tutti i suoi utenti, ai quali è demandato anche l’espletamento di quei controlli solitamente affidati ad una Banca, fra cui l’identificazione delle parti contraenti, la loro solvibilità, il monitoraggio e la gestione del rischio nel corso dell’operazione ecc..

Tuttavia, l’assenza di un’autorità centrale continua a generare un senso di incertezza fra gli operatori, con domande del tipo: come faccio a fidarmi della rete Blockchain se non vi è un’autorità preposta al suo controllo? Chi mi si assicura che fra gli utenti non vi sia qualcuno intenzionato a danneggiare il mio patrimonio o la mia attività di impresa?
In particolare, fra gli operatori bancari e finanziari ci si chiede: come posso fare a meno delle procedure KYC (Know-Your-Customer), che consentono di reperire informazioni su clientela e controparti contrattuali, al fine di evitare rischi e danni di immagine?

AVERE FIDUCIA NELLA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN.

L’interrogativo da porsi, però, è un altro: ho fiducia nella tecnologia Blockchain?
Se la risposta è affermativa, non occorrono altre domande.

Devi fidarti di questa nuova tecnologia, in ragione della sua trasparenza.
Tutte le operazioni sono registrate e restano conservate nella catena di blocchi.
Questo meccanismo implementa di per sé un sistema di fiducia, perché tutti sono a conoscenza delle transazioni che avvengono all’interno della rete, e non vi sono attività occulte o sospette.

MA LA TRASPARENZA DELLA RETE BLOCKCHAIN NON CI RENDE PERSONE MIGLIORI.

E qui viene il punto.

Tutto avviene in modo trasparente, alla luce del sole, ma questo non servirà a rendere gli utenti delle persone migliori.
Se un utente è incline all’inganno, alla malafede, troverà comunque il modo di raggirare il prossimo.
Questa circostanza, però, non va messa in relazione con il fatto che non sia presente un’autorità di controllo.

Un esempio banale può chiare il concetto.
Immaginate un futuro in cui la tecnologia Blockchain sia perfettamente integrata nella società.
Una mattina Tizio si reca in officina dal meccanico, per riparare la propria vettura che sembra aver subito un danno al blocco motore.
A quel punto il meccanico nota che la spia dell’olio è accesa e gli chiede da quanto tempo è in funzione. Tizio dichiara di essersi accorto della spia solo in mattinata.
Il meccanico, però, avrà la possibilità di verificare che quella spia è in funzione da più di due settimane.Con la tecnologia Blockchain tutto è registrato e aperto a tutti.
Nel nostro caso verrebbe dimostrata la colpa di Tizio, intesa come condotta poco diligente che ha mancato di attenzione, per cui è probabile che il danno non verrà coperto dalla garanzia della macchina.
Eppure, Tizio potrebbe comunque agire in giudizio, ad esempio affermando che la luce della spia dell’olio era impercettibile, oppure che il dispositivo poteva essere confuso con un altro tipo di segnalazione luminosa.
Insomma, la Blockchain rendere più trasparenti le nostre transazioni, più snelli alcuni processi, ma non renderà buone le intenzioni di chi è in malafede.
Questo per dire che il concetto di fiducia va maneggiato con cura.

Molti si sono affrettati a dare una definizione generale di Blockchain, quale tecnologia della fiducia.
Una tale definizione è corretta se ci limitiamo ad associare questo concetto a quello di trasparenza delle transazioni basato su un sistema decentralizzato, tale che nessun partecipante può prevalere sull’altro e tutti hanno un potere di controllo.
La stessa definizione è addirittura deviante se invece pensiamo che il concetto di fiducia riguardi le persone.

Ci sarà ancora chi è portato all’inganno, alla frode; certo, sarà più difficile realizzare condotte illecite e sostenere di non esserne l’autore, ma alcuni riusciranno a farlo.
Il fatto è che con l’utilizzo di questa tecnologia non siamo chiamati a fidarci degli altri utenti; anzi, la Blockchain vuole evitare a tutti noi lo stress di verificare se la controparte è affidabile, in virtù dei suoi meccanismi di trasparenza.
In definitiva, dobbiamo solo fidarci delle regole che governano la Blockchain, come oggi ci fidiamo della nostra Banca quando gli chiediamo di effettuare un bonifico a favore di terzi.