I BIG DATA SIAMO NOI: MILIARDI DI DATI NEL WEB

I Big Data siamo noi
I big data siamo noi, perchè siamo noi a produrre la gran parte dei dati in circolazione. I dati sono oggi la base di quasi tutte le azioni che facciamo o che possiamo fare. L'articolo offre alcuni esempi pratici per introdurre il lettore nel mondo dei Big Data.

Big data, quante volte ne abbiamo sentito parlare, senza porci troppe domande sul loro significato o sul loro reale impatto nella moderna società delle informazioni.

La traduzione fornisce già qualche indizio, perché rimanda ad una grande (big) quantità di dati (data), che è il nodo della questione.

Tutto nasce dal singolo dato, cioè da una informazione, che se riguarda una persona fisica identificata o identificabile, prende il nome di dato personale.
Seguendo questa definizione, è dato personale il nostro numero di cellulare, la nostra e-mail, ma anche le nostre preferenze musicali o politiche.
Molte aziende, sia pubbliche che private, hanno a disposizione enormi quantità di queste informazioni.

UN DILUVIO DI DATI…. E SIAMO NOI A PRODURLO.

Quando si parla di Big Data, citare Facebook diventa quasi un riflesso incondizionato, dal momento che la società di Zuckerberg, ad oggi, può vantare circa 2 miliardi di iscritti, che su quella piattaforma riversano una poderosa mole di dati. Basti pensare che in un’ordinaria giornata di “traffico social”, gli utenti di Facebook, con i loro post e condivisioni di foto e video, generano 1 terabyte di dati al giorno.
Per avere un’idea delle dimensioni di questo flusso di dati, potrebbe agevolare un paragone: un Terabyte (Tb), che equivale ad un trilione di byte (10 elevato alla dodicesima), rappresenta la dimensione dei dischi rigidi di cui sono equipaggiati gli odierni computer.
Questo significa che Facebook in un giorno è capace di esaurire un intero disco rigido composto dai dati degli utenti, mentre molti di noi, specialmente chi utilizza il computer per solo diletto, difficilmente ne occupa tutta la memoria disponibile anche dopo alcuni anni dall’acquisto.
Ma come noto, oltre a Facebook esistono altri social network altrettanto diffusi: fra questi ovviamente Instagram, Snapchat, LinkedIn, i numerosi sistemi di messaggistica come Whatsapp, Telegram, Messanger, che a loro volta generano ulteriori flussi di dati.

I DATI SONO LA BASE DI MOLTE DELLE AZIONI CHE FACCIAMO.

Tutto questo ci porta a dire che:

  • ad oggi, siamo noi che produciamo gran parte dei dati; non a caso, i nostri rapporti sociali sono dematerializzati e spesso nascono su internet, un “non luogo” in cui condividiamo foto, filmati, o dove ci scambiamo opinioni, discutiamo di attualità;
  • Di conseguenza i dati sono la base di quasi tutte le azioni che attualmente facciamo o possiamo fare. Il discorso non si limita alla nostra attività “social”, anzi coinvolge numerosi aspetti della vita quotidiana. Ad esempio, quando compriamo una camicia su un sito di e-commerce dobbiamo fornire alcuni dati prima dell’acquisto (ad es. la nostra residenza per la spedizione del pacco, il metodo di pagamento e via dicendo). Questi dati vengono poi trasferiti, generando un flusso di informazioni da utente a gestore del sito che li riceverà. Lo stesso vale in contesti meno digitali: pensiamo alla c.d. fidelity card, che l’esercente rilascia dopo aver registrato i dati di contatto del cliente.

L’UNIONE DEI DATI FA LA FORZA.

Ebbene, la prossima sfida sarà proprio quella di scegliere questo infinito groviglio di dati, di analizzarne l’unità informativa più intima, per interpretarli ed estrarre quelli più rilevanti, mettendoli in relazione fra loro.
E’ questa la logica di pensiero sottesa al concetto di BIG DATA.

Cioè che i dati, se raccolti singolarmente hanno un valore, a sua volta determinato dal valore intrinseco dell’informazione che ciascuno di essi contiene; tuttavia, questo valore può crescere in maniera esponenziale se chi li possiede è in grado di aggregarli, di assemblarli correttamente, di “farli comunicare fra loro”.

Pensiamo al dato come ad un blocco di marmo: esso ha un valore intrinseco, ma quando lo scultore ne forma una statua, nasce un’opera d’arte dal valore superiore alla materia prima che egli ha adoperato.
Ma se quella stessa statua venisse collocata all’interno di un palazzo di pregio, insieme ad altre opere d’arte, il suo valore, a quel punto, diventerebbe inestimabile.

I Big data ci mostrano questo scenario: abbiamo una ricchezza di informazioni del tutto inaspettata, se sapremo valorizzarla.

Molte aziende lo stanno già facendo: sono partite da un’attenta analisi dei dati  presenti nei loro sistemi di archiviazione, con l’intento di aggregarli mettendo in comunicazione le varie funzioni aziendali, per sfruttare a pieno il loro patrimonio informativo.