INSULTI E OFFESE A MEZZO INTERNET: QUANDO SI RISCHIA LA DIFFAMAZIONE?

Insulti e offese a mezzo internet
L’esplosione dei social network ha cambiato il modo di comunicare, e con esso sono in forte aumento le offese on-line, che possono essere contrastate con adeguate tutele. L'articolo mostra quando si può parlare di diffamazione on-line e quali sono i mezzi di tutela con i quali difendersi.

L’esplosione dei social network ha indiscutibilmente cambiato il nostro modo di comunicare, velocizzando la diffusione e lo scambio di informazioni, e permettendo a tutti di commentare, postare e condividere materiale di vario tipo spesso accessibile da un numero rilevante (se non indefinito) di utenti.
Se è vero che tutti noi vantiamo un diritto a manifestare liberamente il nostro pensiero, tuttavia tale diritto trova un limite nel divieto di ledere l’altrui onore e reputazione.

Tale principio vale tanto nella vita “reale”, quanto nella comunicazione effettuata on-line, dovendo quindi sempre prestare molta attenzione a cosa scriviamo, come lo scriviamo e nei confronti di chi lo scriviamo.

Quando stiamo commettendo un reato di diffamazione.

L’art 595 del nostro Codice Penale disciplina il reato di diffamazione.
In particolare siamo in presenza di una condotta diffamatoria ogni qual volta un soggetto, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione. Pertanto, indipendentemente dal mezzo utilizzato (ad esempio gruppo whattsup), quando la nostra dichiarazione risulta  lesiva dell’onore o della reputazione di qualche soggetto, abbiamo commesso reato.
Quando poi la dichiarazione offensiva è effettuata con modalità di diffusione idonee a raggiungere potenzialmente un numero indefinito di persone (ad esempio su facebook, twitter o instagram), la diffamazione viene ritenuta aggravata con un sensibile aumento di pena. Per meglio comprendere la distinzione tra fattispecie semplice e aggravata, il Tribunale di Milano ha precisato che il messaggio inviato attraverso la posta elettronica diretto a specifici destinatari (anche se in numero elevato) deve considerarsi come fattispecie semplice. Rientra invece nella fattispecie aggravata l’ipotesi di dichiarazione offensiva su un sito o di una pagina “web”, poiché quest’ultima è potenzialmente idonea a raggiungere tutti.

Diffamazione su Facebook: semplice o aggravata.

Ormai non vi sono più dubbi: per la Cassazione la dichiarazione offensiva rilasciata sui social network deve considerarsi diffamazione aggravata.

Infatti la frase contenuta sulla propria bacheca, o più semplicemente espressa in un commento, trattandosi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di destinatari (Cassazione penale, sez. I, 28/04/2015, n. 24431; Cassazione penale, sez. V, 13/07/2015, n. 8328), deve essere qualificata nella forma più grave del reato in commento. Del resto, è sufficiente una banale iscrizione alla piattaforma social per permettere a chiunque di entrare in visione con la dichiarazione resa. Inoltre, la precisazione relativa al numero “quantitativamente apprezzabile di destinatari” pare togliere speranza a quanti obiettavano che molti social, ed in particolare Facebook, sono visibili solamente agli “amici” collegati.

Quale tutela

Oltre alla tempestiva denuncia-querela, che permette di aprire un procedimento a carico dell’autore del reato, la vittima potrà azionare procedura stragiudiziale per la rimozione immediata della dichiarazione offensiva, ed in caso di mancato ottemperamento, potrà chiedere la rimozione direttamente innanzi al Tribunale. Ricorrendone in presupposti potranno essere richiesti anche i danni, nella propria componente patrimoniale e non.
Il consiglio è quello di farsi assisterequalunque rimedio si intenda azionare,  da un professionista.